La Pepsi segue Obama.

Dopo 23 anni e 254 milioni di dollari, quest’anno la Pepsi non ha investito nemmeno un centesimo per farsi pubblicità durante l’appena passato Super Bowl (andato anche in onda su Rai2 domenica scorsa). Il Super Bowl è l’evento più seguito in America, capace di tenere incollati allo schermo 99 milioni di telespettatori, e permette alla ABC di raccogliere ogni anno più di 100 milioni di dollari in una sola serata grazie agli investimenti pubblicitari (quest’anno, per accaparrarsi uno spazio di 30secondi occorrevano 3 milioni di dollari).
La Pepsi era davvero uno degli inserzionisti storici e la sua assenza si è fatta notare. Ciò che è più rilevante però è il fatto che la Pepsi abbia destinato i 20 milioni di dollari stanziati per i soliti spazi tra una azione di football e l’altra ad una campagna intitolata Pepsi Refresh Project che si snoda principalmente attraverso i social network (l’uso della rete è una grande novità e di questo parleremo sicuramente in altri post). Il progetto invita gli abitanti delle zone più degradate delle città americane a mandare idee che la Pepsi, dopo averne scelte alcune, renderà in qualche modo possibili.
La campagna promossa dalla Pepsi è un tipico esempio di quella che viene chiamata Obama-nomics; quel tipo di economia che Obama vorrebbe veder trionfare, dove anche le grandi multinazionali trovano un collegamento con l’attività sociale. Che la Pepsi stia cercando di fare un restyling del suo brand?

Add comment 09/02/2010

Comunicare…

Scorrendo la newsletter di FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) mi sono imbattuta in un pezzo di Sergio Zicari che mi ha fatto molto riflettere sul ruolo che la comunicazione dovrebbe giocare nella società.
Dopo aver parlato di alcuni aspetti dell’evoluzione della lingua (il cambio di “registro”, ad esempio, dal voi degli anni ’30 al tu di oggi) Zicari fa alcuni esempi sulla speciale evoluzione di quei vocaboli che si riferiscono a persone/mestieri poco apprezzati socialmente e oggetto di imbarazzo e/o derisione. Riporto un estratto dell’articolo:

“Uno di questi (esempi) è ‘spazzino, ovvero colui che provvedeva alla raccolta delle nostre immondizie per portarle alle discariche pubbliche. Si chiamava così perché, appunto, “spazzava” via i rifiuti domestici. Se si chiedeva a un bambino quale fosse il mestiere di suo padre, lo diceva ad alta voce se questi faceva l’impiegato, il medico, il commerciante; lo diceva a mezza voce se faceva l’operaio; diventava rosso dall’imbarazzo, se non dalla vergogna, se faceva lo spazzino. E non era diverso se la domanda veniva fatta alla moglie o al diretto interessato.
Come hanno pensato i nostri comunicatori di risolvere questa imbarazzante situazione? Semplicissimo. Hanno inventato un nuovo nome: “netturbino”. Fu un successo, all’inizio. Dire ‘netturbino’ dava l’idea di un mestiere importante, visto che pochi sapevano cosa volesse dire. E anche se al nome si faceva seguire una spiegazione, il termine sembrava già più elevato di “spazzino”. Ma, col tempo, la nuova parola è andata pienamente a sostituirsi alla precedente sino ad assumerne la stessa scarsa valenza sociale. Si era così al punto di partenza.
Cosa fare? Ecco i nostri bravi comunicatori industriarsi a coniare un nuove termine. E fu così che venne alla luce il fantastico ‘operatore ecologico’. Un’idea geniale, perché il semplice raddoppio di parole necessarie faceva sembrare doppiamente importante la relativa professione. Inoltre l’abbinamento di un sostantivo con un aggettivo suggeriva l’appartenenza ad una categoria più vasta, quella generale degli “operatori” (operatore commerciale, operatore sanitario, ecc.). Inoltre lo specifico aggettivo si sposava con la crescente sensibilità ambientalista del pubblico in genere. Al momento questo nome suona bene, ma quanto tempo ci vorrà perché riassorba in sé tutte le valenze negative dei precedenti “netturbino” e “spazzino”? Appena la gente accompagnerà la parola “operatore ecologico” all’immagine di “colui che raccoglie i rifiuti”, saremo tornati al punti di partenza.
Invece di cambiare nome agli “spazzini” non sarebbe stato meglio che le Aziende incaricate della raccolta dei rifiuti facessero una campagna per “comunicare” l’immensa utilità del loro lavoro, facendo capire ai cittadini che senza l’opera degli spazzini la nostra vita sarebbe in pericolo e le nostre città invivibili? Comunicare questo avrebbe reso gli spazzini (e le loro mogli, i loro figli) fieri di essere tali.

Il punto della riflessione è proprio questo, comunicazione non significa inventare nuove parole ma far capire. I bravi comunicatori sono dunque coloro che mettono le altre persone in grado di capire il mondo, non coloro che abbagliano con paroloni dalla difficile comprensione (spesso poi vuoti di significato). Zicari sembra suggerire un po’ meno di attenzione alla forma (comunque sempre importante) e un po’ più di attenzione ai contenuti.
Ho sempre pensato che il ruolo della comunicazione debba essere quello di informare seriamente i cittadini, le persone, sviluppando delle argomentazioni solide; la comunicazione deve riempire le parole di significati. Per citare ancore una volta Zicari: “Il lavoro del comunicatore non è inventare nuove parole ma cambiare il modo di leggerle”. Spero, in un futuro prossimo (magari vicino), di poter dare il mio contributo in questo campo ;) .

Add comment 06/02/2010

Rubrica Libri: Il Profumo

Dal titolo si evince facilmente il proposito di questo post. Il perchè, invece, è cosa da spiegare.
Ieri, parlando con una mia amica (nonchè affezionata lettrice) mi è venuto in mente che è un pò che non scrivo qualche breve recensione sui libri che leggo (prima lo facevo abitualmente per una specie di giornale on-line). Questa amica mi ha detto: “Potresti risolvere il problema creando una rubrica sul tuo blog”.
Ebbene, carissima amica, Detto-Fatto. Sono andata a ripescare il file con le vecchie recensioni perchè per l’inaugurazione di questa rubrica voglio proporvi quella di uno dei miei libri preferiti.

Il Profumo – Patrick Süskind

Ambientato nella Parigi del 1700, questo romanzo narra la storia di Jean-Baptiste Grenouille. “E se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouchè, Bonaparte ecc., oggi è caduto nell’oblio” scrive Patrick Süskind, autore della storia “ non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà.”
Questo l’incipit di un romanzo davvero coinvolgente e singolare che si svolge “nel fugace regno degli odori”. Il protagonista scopre, infatti, di possedere 1dono stupefacente; egli è in grado di distinguere e catalogare ogni singolo odore! Una volta cresciuto e riuscito a sopravvivere ad un destino disumano l’adolescente Grenouille, brutale e senza scrupoli, decide di realizzare il suo più grande sogno: creare l’essenza perfetta!!

Il Profumo di Patrick Süskind è un romanzo davvero bellissimo il cui finale racchiude un vero e proprio colpo di scena!
Realtà e magia si fondono ed intrecciano lungo l’intero corso della storia e l’autore è talmente bravo a descrivere gli odori che al lettore sembra quasi di percepirli!

Recentemente è stata realizzata anche una versione cinematografica del romanzo! Per chi di voi l’avesse vista, un consiglio: cancellatela dalla vostra mente e correte a leggere questo capolavoro della letteratura. La versione cartacea di Il Profumo vi lascerà senza parole.

<prossimo appuntamento con la rubrica libri fra due settimane.>

3 comments 04/02/2010

La Bellezza e l’Informazione

La notizia potrà non sembrarvi nuova ma era passata inosservata ai miei occhi. Lo scorso 4 gennaio, a pagina 22, il Corriere della Sera presentava un articolo dal titolo “Cinquantenni cancellate dal video. E la BBC finisce sotto accusa“. Il 16 Tiziana Ferrario, conduttrice del TG1, è ospite di TvTalk (programma di RaiTre dalla sfortunata collocazione nel palinsesto) dove si riporta la notizia e si cerca di esplorarla, cercando di far luce sulla situazione italiana.
Il nodo della questione è: “conta l’apparenza? Le conduttrici dei TG devono per forza mantenersi giovani e belle?”.
La Ferrario fa notare che, in generale, in televisione c’è una grossa disparità fra il numero di uomini di mezza età e non perfettamente in forma e quello delle donne (che è zero assoluto). Le donne, infatti, anche se di mezza età devono sempre cercare di sembrare giovani attraverso il trucco, il look, la forma fisica scolpita in rinomate palestre. Vale anche per le conduttrici dei TG che devono dunque cercare di mantenere la loro apparente giovinezza facendo uno sforzo che agli uomini non è richiesto e che porta via una buona dose di energia. Dopotutto, il duello con Madre Natura è piuttosto impari.
Il dibattito in trasmissione è però ricco di altri spunti e la giornalista Barbara Serra, collegata da Londra, fa notare come la polemica non fosse in realtà partita dalla sostituzione di due giornaliste ultra-cinquantenni sui canali del servizio pubblico britannico. Se vi interessa approfondire l’argomento, questo è il link al video (lo spezzone dura circa 15 minuti).

Personalmente non sono in grado di dire se le giornaliste rimpiazzate da colleghe più giovani siano state congedate a causa delle rughe o per una loro eventuale incompetenza. Nessuno lo è; è la loro parola contro quella della BBC. Tuttavia, credo che, se una anchorwoman più giovane facesse davvero alzare gli indici d’ascolto, i direttori di rete non si metterebbero il minimo scrupolo a sostituire una giornalista più “attempata” con una più fresca.

1 comment 01/02/2010

MKTG

Dal momento che Comunicazione d’Impresa sarà il prossimo esame che devo dare, mi metto avanti col lavoro cercando di capire come funziona il Mercato ;)


Questo corso di marketing semplificato applicato alla Donna e all’Uomo è opera dell’agenzia MediaEngine e il video può essere catalogato come esempio di viral marketing.

3 comments 30/01/2010

Books vs. E-books

Quando entro in una libreria mi sento come a casa.
Il buon odore dei libri nuovi, intonsi, senza una piega né una macchiolina, ti investe non appena la porta che hai aperto per entrare si richiude silenziosa alle tue spalle. Davanti, ti trovi pile e pile di volumi. Alcuni li riconosci subito dalla copertina; sono quelli che hai già letto e che ti sono piaciuti, oppure che hai sulla lista di quelli che devi assolutamente leggere. Altri ti attirano per il titolo che hanno o per l’immagine di copertina; allora, li prendi in mano, li giri sul dorso e ti metti a leggere la trama cercando di capire se può essere una lettura interessante o meno. Personalmente, sono capace di girellare fra gli scaffali di una libreria per due ore buone; mi sento proprio bene in mezzo a tutta quella carta stampata.
Il libro; probabilmente una delle migliori invenzioni dalla notte dei tempi a oggi. Non c’è nulla di paragonabile all’esperienza che ti regala la lettura di un libro. Le parole che scorrono davanti agli occhi e che ciascuno di noi deve riempire di significato, il gesto di voltare le pagine, il fruscio che produce, la sensazione tattile della carta sotto i polpastrelli, il segnalibro che indica di volta in volta a che punto si è arrivati nella lettura.
E’ un incanto. Un incanto che secondo Jeff Bezos, creatore di Amazon, e molti altri ancora è destinato a spezzarsi e a svanire presto, molto presto. Il 2010 è già stato decretato anno degli e-book e secondo i dati forniti proprio da Amazon, azienda leader nel settore dell’e-commerce, nel 2009 sono stati venduti più libri elettronici che cartacei. A “L’Espresso” Besoz ha dichiarato:

“Penso che il libro di carta, come viene comunemente inteso, sia destinato a scomparire. Non so quanto ci vorrà. Amiamo le storie e la narrativa; amiamo perderci nel mondo di un autore. Questo non scomparirà mai, e continuerà a crescere. Ma il libro fisico ha 500 anni di vita. È probabilmente la tecnologia che ha avuto più successo nella storia. È difficile pensare a un prodotto con vita più lunga. Se Gutenberg fosse vivo, oggi, saprebbe riconoscere esattamente un libro e saprebbe come utilizzarlo, immediatamente. Soggetto anch’esso, come naturale, ai cambiamenti del tempo, il libro ha mantenuto una forma stabile per moltissimi anni. Ma nessuna tecnologia, nemmeno quella così elegante di un libro, dura per sempre”.

Naturalmente, non sono d’accordo con Besoz per due motivi:
1)      perché nella storia delle comunicazioni un media nuovo non ha mai soppiantato interamente i media precendenti; stampa, radio, televisione e internet convivono nella nostra realtà e nessuno di essi, ad oggi, sembra realmente destinato a scomparire. Per tanto, non vedo i libri come qualcosa dalla fine già segnata.
2)      perché, come accennavo prima, l’esperienza di leggere un libro cartaceo non è paragonabile alla lettura su video. Kindle, il lettore di e-book commercializzato da Amazon (e quindi dallo stesso Jeff Besoz), potrà anche essere un bel giochino (“un oggetto leggero e elegante di 20 centimetri per 12, con un grande schermo da 6 pollici, una tastiera per prendere appunti e che mette a disposizione 250.000 tra romanzi e opere letterarie”) ma non può offrire la stessa esperienza che la lettura di un vero libro offre. Per altro, non so voi, ma io non riesco a leggere a lungo su uno schermo; mi perdo di continuo e dopo un po’ mi fanno male gli occhi e la lettura non è più un piacere.

Datemi pure della vecchia e ottusa ma io non riesco a pensarla diversamente. Indubbiamente, gli e-book sono utili, comodi, costano molto meno e aprono nuove frontiere nel mondo dell’editoria come è giusto che sia. Se però me li si dipinge come lo strumento che farà scomparire senza pietà i miei amati volumi cartacei, non posso fare altro che guardarli con sospetto e odiarli anche un pò.

3 comments 29/01/2010

Oracolo Ching

La Fortuna è di Chi ha Coraggio.

Add comment 26/01/2010

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